Roman Polanski: « Non posso più tacere »

2 Mai

Anteprima: ecco la lettera di Roman Polanski che domani sarà anche su Repubblica

Spezza il silenzio. Dal suo arresto in Svizzera il 27 settembre, su richiesta della giustizia statunitense, Roman Polanski aveva taciuto. Dopo essere stato messo agli arresti domiciliari il 4 dicembre, continuava a mantenere il silenzio. Ma nel momento in cui l’estradizione verso gli Stati Uniti si precisa, il cineasta ha deciso di rivolgersi all’opinione pubblica. Ha redatto questo testo, « Non posso più tacere », pubblicato sul sito La règle du jeu diretto dal suo amico Bernard-Henri Lévy. Sarà diffuso domani, lunedì, su New York Times, El País, La Repubblica, diversi giornali tedeschi e svizzeri. Libération, che parimenti pubblicherà il testo, vi dedicherà tre pagine. Ecco il testo.

« Non posso più tacere !

Per 7 mesi, dal 26 settembre 2009, data del mio arresto all’aeroporto di Zurigo ove mi recavo per ricevere dalle mani del rappresentante del Ministero della Cultura svizzero un omaggio per l’insieme del mio lavoro, non ho desiderato esprimermi ed ho chiesto ai miei avvocati di limitare i commenti allo stretto indispensabile.

Volevo che le autorità giudiziarie della Svizzera e degli Stati Uniti, così come i miei avvocati, potessero fare il proprio lavoro senza polemiche da parte mia.

Ho deciso di rompere il silenzio per rivolgermi direttamente a voi senza intermediari e con parole mie.

Come ciascuno di noi, ho avuto, nella vita, la mia quota di drammi e di gioie e non cercherò di domandarvi di piangere il mio destino, chiedo solamente di essere trattato come tutti gli altri.

È vero : 33 anni fa mi sono dichiarato colpevole, ho scontato una pena al penitenziario di diritto comune di Chino, non in una prigione di VIP, pena che doveva coprire la totalità della mia condanna. All’uscita dalla prigione il giudice ha cambiato idea ed ha sostenuto che il tempo passato a Chino non fosse l’esecuzione integrale della mia condanna ed è questo capovolgimento che ha giustificato la mia partenza dagli Stati Uniti.

Questa causa è stata resuscitata da un torpore di trent’anni da una cineasta che ha voluto fare un documentario e che ha raccolto le testimonianze delle persone coinvolte all’epoca, senza che io partecipassi né da vicino né da lontano a tale lavoro. Il documentario ha messo in luce il fatto che avevo lasciato gli Stati Uniti perché non ero stato trattato equamente ; ed ha, così, scatenato la pubblica denuncia delle autorità giudiziarie di Los Angeles che si sono sentite attaccate ed hanno deciso di chiedere la mia estradizione alla Svizzera, dove mi reco regolrmente da più di trent’anni, senza mai essere stato infastidito.

Oggi non posso più tacere !

Non posso più tacere perché le autorità giudiziarie americane hanno appena deciso, in sprezzo di ogni argomento e deposizione di parti terze, di non accettare di giudicarmi in absentia, mentre la stessa Corte d’appello aveva raccomandato il contrario.

Non posso più tacere perché la vittima si è vista rigettare dalla Corte della California l’ennesima richiesta di bloccare, una volta per tutte, le azioni giudiziarie a mio carico e di smettere di essere molestata ogni volta che si riparla di questa causa.

Non posso più tacere perché la mia causa ha conosciuto poco tempo fa un nuovo gigantesco sviluppo : il 26 febbraio scorso il giudice Roger Gunson, il procuratore incaricato del procedimento nel 1977, oggi in pensione, ha dichiarato sotto giuramento davanti al giudice Mary Lou Villar, in presenza di David Walgren, procuratore attuale, il quale aveva ogni agio di contraddirlo e d’interrogarlo, che il 19 settembre 1977 il giudice Rittenband aveva dichiarato a tutte le parti che la mia pena di reclusione al penitenziario di Chino avrebbe corrisposto alla totalità della pena che dovevo scontare.

Non posso più tacere perché la richiesta di estradizione alle autorità svizzere si fonda su una menzogna : in quella stessa deposizione il procuratore Roger Gunson ha aggiunto che era menzognero affermare, come fa l’attuale procuratore nella propria richiesta di estradizione, che il tempo passato a Chino è stato un periodo dedicato a controlli psicologici.

In quella domanda, si dice che sono fuggito per non subire una condanna della giustizia americana ; ora, nella procedura di patteggiamento avevo riconosciuto i fatti ed ero tornato negli Stati Uniti per scontare la pena : non restava che fare ratificare l’accordo dal tribunale prima che il giudice decidesse di rinnegare l’accordo concluso per raggiungere la notorietà mediatica a mie spese.

Non posso più tacere perché, da più di 30 anni, sono i miei avvocati che non cessano di ripetere che sono stato tradito dal giudice, che il giudice è stato spergiuro, e che io ho scontato la mia pena ; oggi è il procuratore del procedimento, dalla reputazione integerrima, che sotto giuramento ha confermato tutte le mie affermazioni e ciò ha tutt’altra portata e proietta su questa causa una luce completamente diversa.

Non posso più tacere perché oggi le stesse cause producono gli stessi effetti ed il nuovo procuratore che si occupa di questa causa e che ha chiesto la mia estradizione è anch’egli in campagna elettorale e ha bisogno di notorietà mediatica…!

Non posso più tacere perché gli Stati Uniti continuano a reclamare la mia estradizione, più per gettarmi in pasto ai media del mondo intero che per pronunciare un giudizio sul quale un accordo è stato raggiunto 33 anni fa.

Non posso più tacere perché sono assegnato a domicilio a Gstaad a prezzo del versamento di una grossissima cauzione, che non ho potuto mettere insieme che ipotecando l’appartamento che abitavo da più di 30 anni, dell’essere lontano dalla mia famiglia e del non poter più lavorare.

Ecco cosa avevo da dirvi, nella speranza che la Svizzera riconosca che non vi è luogo a procedere per l’estradizione e che io possa ritrovare la pace e la mia famiglia, in piena libertà, nel mio paese.

Roman Polanski »

Libération, 2 maggio 2010, ore 20 :30. Traduit par Extraduzione.

* Aggiornamento: Repubblica ha effettivamente pubblicato un articolo sull’argomento, ma invece di tradurre la lettera di Polanski, come annunciato dall’introduzione, ha fatto una specie di patchwork, aggiungendo testo che non compare affatto nell’originale, saltando alcuni passaggi di quest’ultimo e modificando in più luoghi il contenuto della lettera. Benissimo, se si trattasse di una libera rielaborazione: ma il pezzo viene presentato come « trasmesso da Bernard-Henri Lévy » e pubblicato a firma di Polanski…

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