Un arrivederci alle scollature e al sessismo sulla tv italiana ?

5 Juin

Michael Day

The Independent. Tradotto da Extraduzione.

Può la televisione italiana, tempio originario del sessismo televisivo, essere all’alba di una nuova, illuminata era ? È la domanda che alcune femministe osano bisbigliare questa settimana dopo decenni di lotta alla parata continua di bionde formose di un metro e ottanta volteggianti in costumi succinti, a completa disposizione di ospiti maschi cinquantenni di un metro e cinquanta, che i telespettatori italiani si trovano davanti ogni sera.

La fonte del novello ottimismo dei sostenitori della campagna è la formazione di una nuova istanza di controllo antisessista che metterà un freno all’uso gratuito di giovane carne femminile da parte della tv di Stato RAI.

L’ « osservatorio indipendente », stando alle parole dei suoi sostenitori parlamentari, avrà la responsabilità di assicurare « la corretta rappresentazione della dignità delle persone, con un’attenzione particolare alla rappresentazione distorta delle donne ».

Il comitato è stato inscritto nel nuovo contratto RAI e approvato dai ministri. Se individua troppa carne, o immagini femminili stereotipate, farà rapporto alla commissione RAI in Parlamento, il quale ha il potere di censurare gli autori dei programmi.

Giovanna Melandri, parlamentare del Partito Democratico e membro della commissione RAI in Parlamento, ha detto che la strada della riforma della tv italiana è lunga ma il vento sta finalmente cambiando. « È l’inizio di una rivoluzione ? Lo speriamo. Con la creazione della commissione per monitorare il modo in cui le donne vengono dipinte sulla tv di Stato speriamo di far diminuire l’uso puramente decorativo delle donne », ha detto.

Silvia Costa, membro italiano del Parlamento Europeo, concorda : « Sono molto soddisfatta del fatto che questo emendamento, che è stato approvato, permetterà una rappresentazione più realistica delle donne nel nostro Paese ».

Ma in settimana quando Il Giornale, il quotidiano di destra di proprietà della famiglia Berlusconi, ha disapprovato la « moralizzazione » portata avanti da « post-comunisti », ai sostenitori della campagna è stato senza dubbio ricordato che, anche se la RAI volta pagina, l’altra metà della televisione italiana, di proprietà del premier magnate dei media Silvio Berlusconi, è quantomeno suscettibile di trascinare i talloni. O nel caso peggiore di piantare duramente i tacchi a spillo nel pavimento dello studio televisivo. Si potrebbe ragionevolmente dire che i canali Mediaset di Silvio Berlusconi seguono l’impronta del loro libertino proprietario, ben noto per le sue diatribe sessiste.

[…]

The Independent, 5 giugno 2010. Tradotto da Extraduzione.

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