Presto come il Belgio ? Come ci vede un’avvocatessa francese residente in Italia

17 Juin

Fonte: Andiamo ! (blog di Libération), 17 giugno 2010. Tradotto da Extraduzione.

Il Belgio e l’Italia, stessa lotta ? Il paragone fra i due Paesi non è del tutto assurdo, tenuto conto della frattura sempre più evidente fra il nord, più industrializzato e più ricco, ed il sud, più povero ed abbandonato dalle grandi imprese, nonché dell’intesa non proprio cordiale fra ‘nordisti’ e ‘sudisti’.

L’Italia, che non esiste nella forma e nell’unità attuali che dal 1861, deve affrontare infatti i colpi incessanti che le infligge la Lega Nord, membro a tutti gli effetti del panorama politico transalpino. Questo partito secessionista, che caldeggia da lunga data l’indipendenza della « Padania », conta più di 70 parlamentari e 8 ministri nel governo Berlusconi, fra cui il proprio leader Umberto Bossi, ministro delle Riforme per il federalismo. Il successo elettorale della Lega non si smentisce ed essa ha ancora aumentato il proprio peso politico, in modo significativo, nelle ultime elezioni regionali di aprile. Cacape di far cadere il governo in ogni momento, essa è temuta e quindi corteggiata da Silvio Berlusconi. Il verme è nel frutto…

Oltre alle loro diatribe infiammate contro gli immigrati, uno dei loro argomenti preferiti, i discorsi ed i progetti di legge dei membri di questo partito (che sfoggiano sempre una bella cravatta verde mela ed hanno uno dei tassi di assenteismo parlamentare più bassi), invadono e minano poco a poco il dibattito politico. Le proposte miranti ad inserire i dialetti locali nel piano di studi obbligatorio, ad introdurre griglie di stipendi diverse fra nor e sud o a selezionare gli insegnanti e gli impiegati del comune sulla base della loro origine ‘nordica’, possono sembrare folkloristiche. Ma lasciano delle tracce e provocano vivaci discussioni in un Paese in cui la differenza nord-sud resta incredibilmente marcata (e non solo a livello climatico) e in cui non molto tempo fa, al nord, ai meridionali (‘gentilmente’ soprannominati « terroni » : gli immigrati interni) si rifiutava di affittare un appartamento.

La radio della Lega non tifa per la nazionale di calcio. Due attentati all’onore si sono succeduti nella settimana, riportati in prima pagina dai giornali : il rifiuto di un deputato della Lega d’intonare l’inno nazionale e, (quasi) peggio, il partito preso della radio ufficiale del partito, Radio Padania, di non tifare la squadra nazionale di calcio durante i Mondiali, posizione accolta da uno sprezzante « non me ne frega niente » dell’allenatore della nazionale, Marcello Lippi.

Durante l’inaugurazione di una scuola in provincia di Treviso, il 13 giugno, il nuovo presidente della Regione veneto, Luca Zaia (di cui ho già avuto occasione di parlare in febbraio), sembra abbia preferito intonare l’inno della Lega, un (celebre) estratto del Nabucco di Verdi, Va’ pensiero, paradossalmente uno dei simboli del Risorgimento e dell’unificazione italiana. L’inno nazionale di Mameli, il « Canto degli italiani » più comunemente chiamato « Fratelli d’Italia » (inno provvisorio, adottato nel 1946 e mai sostituito) è stato suonato in seguito in assenza di Zaia, quando aveva già tagliato il nastro inaugurale e disertato i luoghi. L’episodio, riferito da un giornale locale, è stato ripreso da tutti i giornali e telegiornali, con molte interviste di testimoni dell’ ‘incidente’ e della preside della scuola, e dichiarazioni indignate di politici di ogni schieramento. Dopo aver negato l’espisodio, definito « polemica inutile », Zaia ha inviato al fronte il suo portavoce, e quest’ultimo ha dichiarato di aver preso l’iniziativa « in totale autonomia ».

La stampa ha abbondantemente commentato quella che viene considerata l’ennesima dimostrazione del disprezzo manifesto e del rifiuto, da parte della Lega, della madrepatria e dell’inno nazionale, simbolo di « Roma ladrona » e di quest’Italia di cui fa parte il sud, che la Lega aborre. Questo sud, costantemente dipinto come sede di ogni male ed accusato di vivere nella più grande illegalità e di approfittare indebitamente delle ricchezze del nord Umberto Bossi, ministro della Repubblica Italiana, ha già elargito all’inno nazionale un elegante dito medio, ed i ministri leghisti sono regolarmente abbonati all’assenza durante le cerimonie organizzate per la festa della Repubblica italiana, il 2 giugno. Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, proveniente da AN, partito di destra « nazionale », si è strozzato dalla rabbia ed ha annunciato daccapo di voler depositare un progetto di legge che renda obbligatorio l’inno nazionale in alcune circostanze ufficiali.

Renzo Bossi, figlio di Umberto (delfino promosso in politica, eletto consigliere regionale di Brescia alle ultime elezioni e celebre per essere stato bocciato tre volte alla maturità) aveva annunciato che non avrebbe tifato l’Italia ai Mondiali, prima di tornare opportunamente sui suoi passi. Nel solco di queste dichiarazioni, il commentatore di Radio Padania si è permesso di esultare rumorosamente davanti ai suoi ascoltatori al gol segnato dal Paraguay contro la squadra italiana, nel corso del primo match giocato il 14 giugno. Gol che sarebbe stato incassato « grazie » a Fabio Cannavaro, il quale aveva già provocato l’ira padana annunciando di voler devolvere una parte del proprio compenso all’organizzazione delle cerimonie per il 150° dell’Unità d’Italia nel 2011. Questa celebrazione ha « poco senso » per il ministro della Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, membro della Lega, che ha già annunciato che avrà probabilmente di meglio da fare che assistervi. […]

Fonte: Andiamo ! (blog di Libération), 17 giugno 2010. Tradotto daExtraduzione.

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